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Guida · Sicurezza laser

Laser in odontoiatria: cosa dice la nuova guida INAIL

A luglio 2026 INAIL ha pubblicato una guida sulla sicurezza del laser negli studi odontoiatrici. Ecco cosa contiene, cosa chiede al titolare e perché il rischio più insidioso è l'abitudine.

A cura di Alessandra Garau, ESL-II · Safe Attitude · Aggiornata a novembre 2026

Diodo, Er:YAG, CO2: il laser è entrato nella pratica quotidiana di molti studi dentistici, per la chirurgia dei tessuti molli, la parodontologia, la conservativa. Proprio perché si usa tutti i giorni, rischia di non essere più percepito come un pericolo. È il punto da cui parte la guida che INAIL ha pubblicato a luglio 2026, «Il laser in odontoiatria: guida alla sicurezza e alla percezione del rischio».

Cosa ha pubblicato INAIL

È un documento pratico rivolto ai titolari e a tutto il personale degli studi odontoiatrici: odontoiatri, igienisti, assistenti e collaboratori. Riassume i rischi legati all'uso del laser, le misure di prevenzione e protezione da adottare e propone una checklist di autovalutazione per verificare se lo studio è in regola.

I laser dello studio sono quasi sempre di classe 3B o 4

La guida ricorda che, secondo la classificazione della norma CEI EN 60825-1, quasi tutti i laser chirurgici usati in odontoiatria appartengono alle classi 3B e 4, le più pericolose. Per questi apparecchi il D.Lgs. 81/08, Titolo VIII, Capo V sulle radiazioni ottiche artificiali richiede una valutazione del rischio specifica, da riportare nel DVR.

  • Laser a diodo (808–980 nm): tessuti molli e decontaminazione
  • Er:YAG (circa 2.940 nm): anche tessuti duri, smalto e dentina
  • CO2 (circa 10.600 nm): chirurgia dei tessuti molli

I rischi: non solo il fascio diretto

Il rischio più noto è quello per gli occhi: a seconda della lunghezza d'onda il danno può interessare la retina o la cornea. Ci sono poi le lesioni cutanee. La guida insiste però anche sui rischi indiretti, spesso sottovalutati:

  • le riflessioni del fascio su strumenti e superfici metalliche
  • i fumi di vaporizzazione, che possono contenere particelle irritanti o infettive
  • il rischio di incendio con i laser di classe 4, a contatto con teli, garze o prodotti a base alcolica

La «trappola della consuetudine»

È il concetto più interessante del documento. Un'operazione ripetuta ogni giorno senza incidenti finisce per sembrare sicura di per sé: si entra nella sala con il laser acceso, l'occhiale resta sul ripiano, la porta rimane aperta. È proprio l'esperienza a far abbassare la guardia. Per questo le misure di sicurezza devono essere organizzate e verificabili, non lasciate all'attenzione del singolo.

Le misure che la guida chiede

  • Una zona laser controllata: accesso limitato al personale autorizzato, porta chiusa durante il trattamento, segnaletica di pericolo e, dove previsto, segnalazione luminosa di apparecchio in funzione
  • Occhiali di protezione specifici per la lunghezza d'onda dell'apparecchio, conformi alla EN 207, per operatori, assistenti e anche per il paziente
  • Superfici e strumenti riflettenti rimossi o schermati
  • Aspirazione dei fumi durante il trattamento
  • Prevenzione incendi: materiali poco infiammabili, estintore vicino all'area operativa
  • Manutenzione dell'apparecchio, controlli prima di ogni utilizzo e manuale d'uso disponibile in italiano

Chi se ne occupa

La responsabilità resta del titolare dello studio, in qualità di datore di lavoro. Per i laser di classe 3B e 4 la guida richiama però la necessità di una figura specialistica dedicata alla sicurezza laser, che può essere anche un consulente esterno, e che affianca il titolare nella valutazione del rischio e nella scelta delle misure. Oggi la norma tecnica CEI 76-17 descrive queste competenze nei profili di Esperto Sicurezza Laser di primo e secondo livello.

Formazione e sorveglianza sanitaria

Tutto il personale coinvolto, assistenti compresi, deve ricevere una formazione specifica, teorica e pratica, e documentata. La sorveglianza sanitaria è definita dal medico competente sulla base della valutazione del rischio. La guida indica anche come comportarsi in caso di esposizione accidentale: interrompere subito il trattamento, far valutare rapidamente la persona da uno specialista, annotare i parametri dell'apparecchio e ricostruire le cause dell'evento.

Da ricordare: la checklist di autovalutazione INAIL è un ottimo punto di partenza, ma non è una certificazione. Ogni «sì» va dimostrato con un documento: la valutazione del rischio, il regolamento laser, gli attestati di formazione, le schede dei DPI, il registro delle manutenzioni.

Come ci muoviamo noi

Seguiamo gli studi odontoiatrici in tutta Italia come Esperti Sicurezza Laser di secondo livello. Partiamo dalla checklist INAIL, la verifichiamo in studio con un sopralluogo e trasformiamo ogni punto in documenti e procedure: valutazione del rischio laser, regolamento, formazione ESL-I del personale e incarico di Esperto Sicurezza Laser. Ci occupiamo anche degli altri adempimenti dello studio, dalla radioprotezione agli elettromedicali, con un unico referente.

Fonte: INAIL, Il laser in odontoiatria: guida alla sicurezza e alla percezione del rischio, luglio 2026.

Questa guida ha valore informativo e riassume i contenuti principali del documento INAIL; non sostituisce la valutazione del caso specifico da parte di un professionista. I riferimenti normativi sono aggiornati alla data indicata.

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